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Il caso del Viejo Gasómetro

Il caso del Viejo Gasómetro: lo stadio che non piaceva alla dittatura




Una incredibile vicenda che intreccia calcio, politica e sentimenti dal 1979 ad oggi. Uno stadio, un simbolo, una passione. I tifosi del San Lorenzo, rivogliono quel Viejo Gasómetro che gli venne strappato con la forza dalla dittatura. La “Vuelta a Boedo” è un sogno lungo 32 anni, con la speranza che diventi realtà.



Cenni storici – Lo stadio del San Lorenzo de Almagro sorgeva a Boedo nella zona sud di Buenos Aires su Avenida La Plata. L’impianto fu inaugurato nel 1916 ed ospitò come gara inaugurale, San Lorenzo-Estudiantes, finita 2-1. Il Gasómetro, così chiamato per via della presenza nelle immediate vicinanze di alcuni depositi di gas, era considerato uno fra gli stadi più belli ed importanti della città. Curiosamente, il soprannome dato all’impianto su base popolare, divenne funzionale essendo che la struttura non aveva alcun nome proprio. Nel glorioso e invidiato Viejo Gasómetro giocarono alcune fra le formazioni del San Lorenzo più forti di tutti i tempi tra cui i Matadores e i Carasucias, soprannomi dati alle squadre che portarono successi entusiasmanti nella bacheca del club.



La chiusura – Nel pieno della dittatura che fu al potere dal 1976 al 1983, il brigadier Osvaldo Cacciatore intendente esecutivo del governo militare, affermò che a causa di un programma di riorganizzazione urbana della città, i terreni di proprietà del San Lorenzo su cui sorgeva il Viejo Gasómetro, sarebbero stati espropriati e utilizzati per costruire nuove abitazioni. Inoltre era in programma la costruzione di una strada che unisse calle Muñiz con calle Salcedo e lo stadio si trovava nel bel mezzo del progetto. La sentenza non poteva essere minimamente contestata visto il regime repressivo in vigore, lasciando di fatto strada libera alla demolizione del “Wembley Porteño” e dei suoi 75.000 posti. Il 2 dicembre 1979 fu giocata l’ultima partita, un San Lorenzo-Boca terminato con uno squallido 0-0: a prevalere fu il clima di tensione misto ad amarezza che si respirava sugli spalti che finì infatti per influenzare i giocatori, anch’essi partecipi nell’atmosfera accorata.



Vendita a Carrefour ® – Il club ricevette da una fantomatica società, 900.000 dollari di risarcimento, un’inezia considerando il danno morale e patrimoniale subìto. Col passare degli anni però, non venne costruito nulla di quanto annunciato ma addirittura, nel 1983, fu annullata la clausola che vietava la costruzione di supermercati sui suddetti terreni che era la premessa su cui verteva l’ordinanza del governo. Detto fatto. Fra lo stupore generale, i terreni furono venduti al gruppo francese Carrefour ® per 8 milioni di dollari facendo costruire un ipermercato denominato “Carrefour San Lorenzo”.



Un lungo pellegrinaggio – Fu un prezzo salatissimo per i tifosi del San Lorenzo, privati del loro stadio e costretti anche a convivere con la prima retrocessione della storia del club. Il popolo sanlorencista però sostenne come non mai la squadra al punto di abbattere ogni record di presenze in qualunque stadio il Ciclon fosse costretto a giocare essendo sprovvisto di un terreno proprio. Solo nel 1993, esattamente 14 anni senza avere uno stadio, il club poté far erigere un nuovo impianto, quello dove gioca tuttora il “Pedro Bidegain”, ribattezzato Nuevo Gasometro, nel quartiere di Flores e quindi molto lontano dall’amato Boedo, cosa che è tuttora oggetto di lamentele.



“Vuelta a Boedo” – I tifosi del San Lorenzo sognano pertanto il ritorno nel loro quartiere, Boedo. Esistono diversi gruppi che si sono mossi e che si stanno muovendo per sollecitare le autorità a restituire il terreno di Avenida La Plata alla società, fra questi ci sono: Sub-Comisión del Hincha, Deboedovengo, Zona Norte Azulgrana, C.Hi.S.P.A. e diverse altre associazioni. Tutti uniti sotto il grido di “Volveremos a Boedo” (torneremo a Boedo), il popolo azulgrana ha presentato diversi progetti per riottenere il terreno sottratto loro, facendo leva sulla cosiddetta Ley de Reparación Histórica, posta al vaglio della Legislatura di Buenos Aires, la quale ha mostrato molti segnali d’apertura in questa vicenda. Dopo aver passato diverse tappe e ottenuto sufficienti voti a favore dal comune, da novembre 2010 è in atto un ulteriore ed importante step: la Sub-Comisión del Hincha ha inoltrato alle autorità la Ley de Restitución Histórica che prevede la dichiarazione dei terreni, oggi di proprietà del Carrefour ®, come proprietà del San Lorenzo annullando di fatto ogni vincolo posto dalla dittatura vigente nel periodo dell’espropriazione dei terreni. Da aprile 2011, la Legislatura sta esaminando questo secondo passaggio, incalzata da corpose manifestazioni di piazza (il 5 luglio si sono registrate 40.000 presenze) alle quali hanno preso parte tifosi, celebrità, politici e personaggi dello spettacolo internazionali per esprimere la volontà comune di ritornare semplicemente a casa. Boedo.

Fontana

No saben italiano? no es mi culpa, ustedes se lo pierden
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